
Nel 1978 pubblica un nuovo 45 giri usando lo pseudonimo Astra. I due brani, scritti con Pio, si intitolano Adieu e San Marco (entrambi con un testo in francese). L’anno dopo riprende la stessa musica di Adieu per una nuova canzone dal titolo Canterai se canterò, incisa da Catherine Spaak (presente nel retro del 45 giri Pasticcio); e la riprenderà ancora anni dopo, nel 1989, per la canzone Una storia inventata, contenuta nel disco Svegliando l’amante che dorme di Milva. Torna intanto a collaborare con l’artista abruzzese Alfredo Cohen, firmando assieme a Giusto Pio le musiche dei brani Roma e Valery (il cui testo, modificato dallo stesso Battiato, darà vita anni dopo alla più nota Alexander Platz). Questa serie di brani porranno le basi per l’ascesa cantautorale del musicista, che da qui in avanti tornerà in maniera definitiva alla forma tradizionale della canzone. Sempre nel 1978, sotto la spinta di Angelo Carrara, che sarà il suo manager e produttore fino al 1986, Battiato, insieme a Giusto Pio, Juri Camisasca e Fabio Pianigiani, registra Cigarettes, LP che rimarrà inedito, contenente otto o nove brani con testi cantati in latino da Camisasca e in tedesco da Battiato. Carrara lo propose a diverse case discografiche, ma nessuna mostrò interesse. Nel 1979, grazie ancora all’interessamento di Carrara, passa alla EMI Italiana, decretando il suo ritorno alla canzone pur mantenendo vivo il suo interesse per la musica orientale. Tale fascinazione lo avvicinerà concretamente all’esperienza spirituale del sufismo, corrente mistica islamica. Non a caso, si iscriverà con convinzione all’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, coltivando finanche lo studio della lingua araba. Così facendo, nell’autunno dello stesso anno, registra, presso gli Studi Radius, L’era del cinghiale bianco, che contiene riferimenti alle idee esoteriche dello scrittore e intellettuale René Guénon. Dell’album viene registrata una prima versione, assai diversa da quella definitiva, in cui si evince l’assenza di strumenti rock come il basso e la batteria, e che lascia notevolmente insoddisfatti gli autori. Vengono quindi chiamati per la realizzazione di una seconda registrazione i musicisti Tullio De Piscopo e Julius Farmer. Una volta completata la nuova incisione, il disco viene presentato ai dirigenti della EMI, che si rivelano fin da subito molto riluttanti alla sua pubblicazione. Bruno Tibaldi, presidente della casa discografica, decide ugualmente di procedere all’immissione dell’album su tutto il territorio nazionale. Nonostante il modesto riscontro di vendite e varie critiche provenienti da alcuni ambienti della carta stampata, il mensile Nuovo Sound definisce il disco “l’LP italiano più bello dell’anno”, sulla base del parere di una giuria musicale di cui facevano parte tra gli altri Renzo Arbore, Sergio Bardotti, Paolo Giaccio e Sergio Mancinelli. L’opera, nel complesso, presenta numerosi elementi che in futuro formeranno lo stile e la poetica di Battiato fra cui gli esotismi, i riferimenti letterari e gli scanzonati giochi linguistici. Ne sono un esempio i brani: Strade dell’est (con riferimento al condottiero curdo Mustafa Barzani), Magic shop (ironico pamphlet contro la commercializzazione del sacro) e la stessa title track, contraddistinta dal riff di chitarra e violino. Il riferimento ad un’imprecisata “era del cinghiale bianco” proviene da un’antica leggenda celtica, che vedeva nel “sacro animale” l’emblema assoluto del sapere spirituale. Si segnalano anche la strumentale Luna indiana e Il re del mondo (con riferimento all’omonima leggenda mistica), considerata il capolavoro del disco e Stranizza d’amuri: prima traccia dell’autore interamente scritta in lingua siciliana. Segue un tour di quindici date, caratterizzato da una discreta presenza di pubblico, cui partecipa il tastierista Filippo Destrieri, che collaborerà con Battiato per tutti gli anni ottanta e novanta
Astra (Franco Battiato) – Adieu (Kui-Pio) – 1978
